Livorno, i rom protagonisti si raccontano: un esempio di buone pratiche

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Di Camilla Bernardini

Locandina “I rom protagonisti si raccontano”

Nel nostro paese la condizione necessaria per intraprendere un percorso interculturale, che è anche l’unico possibile, è la decostruzione dell’ideale etnocentrico, prima di tutto nelle scuole. La vita e l’educazione dei bambini però, non passa solo dalla scuola, ma anche dal sistema non formale e dal sistema informale. C’è un mondo esterno alla scuola in cui i ragazzi rom rischiano di fare esperienze di discriminazione e di esclusione. Lo stesso consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, il 15 giugno del 1993 ha emanato una nuova “Pronuncia in merito alla tutela delle minoranze linguistiche” all’interno della quale venivano esplicitamente nominati i Rom e i Sinti. La circolare n. 73 del 21 marzo 1994 intitolata Il dialogo interculturale e la convivenza democratica proponeva una collaborazione tra ambito scolastico ed extrascolastico in modo da favorire <<la convivenza democratica come impegno progettuale della scuola>>. Il documento affermava che tutti gli ambiti di vita dovevano essere impregnati di una prospettiva interculturale. Essa comporta la disponibilità a conoscere e farsi conoscere, nel rispetto dell’identità di ciascuno, in un clima di dialogo e solidarietà.

Un’esperienza di impegno sociale per favorire l’inclusione dei rom nel contesto extrascolastico è stata realizzata dall’aprile 2016 al marzo 2017 dall’Associazione don Nesi/Corea a Livorno. Il progetto dal nome “I rom protagonisti si raccontano” è stato finanziato dal Fondo Nazionale per il volontariato- Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Dai dati pubblicati dall’Osservatorio sulla condizione socio abitativa dei rom e sinti in Toscana promosso dalla Regione Toscana e dalla fondazione Michelucci nel 2014, emerge che a Livorno vivono 50 persone rom presso l’insediamento del Cisternino. Si tratta di sette famiglie provenienti dalle ex Jugoslavia che vivono in roulotte. Un’altra presenza rilevata è quella di circa trenta persone rom romene in insediamenti non autorizzati in altre zone della città. In realtà però il numero effettivo sembra superiore. L’aspetto innovativo del progetto è il capovolgimento del ruolo dei rom: da soggetti passivi che subiscono il processo di emancipazione proposto da progetti a loro destinati, a soggetti attivi, protagonisti della loro stessa emancipazione. Un’azione particolarmente innovativa è stata l’istituzione dello sportello per i rom su base volontaria, attivo per l’intera durata del progetto. Il protagonismo dei rom poi, si è realizzato grazie al corso di danza gitana tenuto da un’insegnante rom. Gli obiettivi del progetto sono stati principalmente due. Il primo è stato quello di sviluppare e promuovere un organico lavoro culturale, finalizzato alla conoscenza dei rom attraverso il loro incontro. I percorsi didattici- formativi nelle scuole, gli incontri e le iniziative con proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, feste con valorizzazione dei loro usi e costumi, sono stati pensati per ridurre i pregiudizi e gli stereotipi, cause di conflitti e discriminazioni. Il secondo obiettivo è stato la promozione di reali forme di emancipazione per i rom attraverso iniziative legate al corso di formazione per mediatori culturali e al già citato sportello per i rom: al termine di questi percorsi i partecipanti e i destinatari hanno acquisito alcuni strumenti e alcune capacità per una loro maggiore autonomia e indipendenza.  Negli ultimi mesi del progetto sono stati anche organizzati dei momenti musicali itineranti grazie alla partecipazione di alcuni musicisti rom. Tutte le fasi e le azioni del progetto sono state documentate con foto e video ed è stato pubblicato il volume dal titolo “I Rom protagonisti si raccontano” contenente il report dell’intero progetto con l’idea di trasformare tale progetto in progetto pilota da “esportare” in altri contesti e territori.

Questo progetto è stato significativo per la città di Livorno, soprattutto dopo i tristi fatti di cronaca che l’hanno coinvolta: la notte dell’11 agosto del 2007 un incendio scoppiato a causa di una candela, in una baracca sotto un cavalcavia alla periferia di Livorno provocava la morte di quattro bambini rom di due diverse famiglie. I genitori vennero subito accusati di negligenza, abbandono di minori, incendio colposo e mancato esercizio della patria potestà. Il sindaco aveva proclamato il lutto cittadino che prevedeva la chiusura degli esercizi commerciali nell’ultimo giorno della festa “Effetto Venezia” ma non fu rispettato dalla maggior parte dei commercianti. Il suo blog inoltre fu preso d’assalto da persone che inneggiavano allo sterminio dei rom. Le due famiglie in realtà erano state cacciate dalla polizia della zona di Pisa in seguito ad uno sgombero di un accampamento abusivo ed erano state condotte a Livorno, senza una meta precisa. I carabinieri di Livorno poi avevano indicato alle famiglie il ponte come luogo di residenza temporaneo. Si tratta di una zona industriale senza lampioni né luci; per vedere era necessario usare delle candele. In quella notte le famiglie erano salite fino alla strada per salutare un’anziana signora che stava partendo per la Romania e i bambini erano rimasti nella baracca.

Il progetto in questione, ha rappresentato quindi, anche una forma di riscatto per la città. Tuttavia si è trattato di un progetto a termine. Il cambiamento del modo di pensare, di vivere, di vedere il mondo è un processo lungo e sarà raggiungibile solo se lo Stato non se ne farà carico. Lo stato per primo deve promuovere l’intercultura in tutti i contesti, fare dell’intercultura un modo di vivere, di pensare di agire. Solo così questi progetti potranno avere un impatto tangibile a lungo termine nella società.

Bibliografia e sitografia

L. Bravi, Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Milano, Unicopli, 2009.

M. Fiorucci, F. Pinto Minerva, A. Portera (a cura di), Gli alfabeti dell’intercultura, Pisa, Edizioni ETS, 2017.

G. Burgio, Tra noi e i rom. Identità, conflitti, intercultura, Milano, FrancoAngeli, 2015.

I rom protagonisti si raccontano – Associazione Nesi / Corea

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