The education of Gipsy Childhood in Europe: il processo di scolarizzazione in Italia

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Di Camilla Bernardini

Tra il 2000 e il 2003 viene condotta la ricerca dal titolo The education of Gipsy Childhood in Europe. Nel contesto italiano è Leonardo Piasere a condurre le sei indagini che mettono in discussione l’idea dell’alunno rom come “problema”: il problema è il processo di scolarizzazione e non il bambino. Le indagini condotte propongono infatti una ricostruzione di questo processo, analizzando gli specifici casi di sei comunità diverse.

Il primo gruppo preso in esame è quello dei Sinti dell’Alto Adige. La loro storia scolastica parte dalle classi speciali avviate negli anni Sessanta, mentre attualmente si trovano in classi ordinarie spesso con insegnanti di sostegno e con una programmazione specifica per “nomadi”. Nel ciclo della scuola media si ha un alto tasso d’abbandono e la scuola è percepita negativamente. L’importanza della scuola non è riconosciuta, o almeno non lo è in senso tradizionale. Diventa occasione per dimostrarsi in grado di resistere alle spinte omologatrici della cultura dominante, la resistenza nei confronti dell’istruzione pertanto è alta.

Anche la storia della scolarizzazione di Reggio Emilia parte dagli anni Sessanta con l’istituzione delle classi speciali. Il rapporto tra Rom e scuola non è positivo, solo negli ultimi anni però un’associazione formata da Sinti ha chiesto corsi di alfabetizzazione come strumento di emancipazione per poter accedere alle istituzioni di governo locale e poter rivendicare i propri diritti.

Il terzo caso proposto è quello dei rom stabiliti a Torino negli anni Sessanta e sottoposti ad una scolarizzazione che avrebbe voluto dirsi interculturale, ma che in realtà si fondava sullo stereotipo dell’alunno “nomade”.

La quarta realtà proposta è quella di un gruppo di romà macedoni e Kosovari residenti a Pisa. Si stratta di persone istruite in patria che però vivono in un ambiente ostile, in un campo mal visto dagli altri cittadini. L’ambiente sfavorevole ha provocato in molti casi un analfabetismo di ritorno e la negativizzazione di qualsiasi componente artistica o commerciale presente in questi soggetti.

Situazione drammatica è quella presente a Noto, dove vive un gruppo di camminanti denominati ancora oggi “zingari”. Ancora negli anni 2000 è attiva una scuola speciale intitolata don Milani, forte è l’assenteismo e i risultati scolastici sono catastrofici. Questa inabilità è attribuita alla tara legata alle unioni tra consanguinei.

L’ultimo caso esaminato invece si differenzia in positivo da tutti gli altri. Si tratta di una cittadina della Basilicata, Melfi. Già dal 1910 nella scuola elementare veniva accolto il primo bambino rom in assenza di progetti mirati per quella popolazione target. La vita extrascolastica era ed è tutt’oggi connotata da un basso conflitto tra rom e non rom e questo si riflette direttamente nella vita scolastica. Non c’è bisogno di una particolare riflessione interculturale e nemmeno di una programmazione specifica: siamo di fronte a due realtà che si incontrano e che hanno abitato quello spazio “tra” i due popoli. I paradigmi della memoria condivisa erano stati democratizzati grazie all’incontro di un nuovo punto di vista che aveva permesso la messa in discussione della prospettiva etnocentrica.

La ricerca, dunque dimostra che meno le popolazioni romanì diventano target destinatari di particolari riflessioni e pratiche educative, più il successo scolastico è alto. Questo non vuol dire che deve essere assente una riflessione in senso interculturale, tale atteggiamento renderebbe invisibile il gruppo dei rom e in questo modo non potrebbe avvenire una decostruzione degli stereotipi negativi. Al contrario c’è bisogno di un’accurata riflessione che consideri i rom come persone, e non come gruppi a cui sono riservati diritti e doveri diversi rispetto agli altri. Per avviare un processo di inclusione autentico è necessaria un’azione politica tesa a diminuire lo stato di conflitto tra gruppi, in questo modo gli effetti positivi si ripercuoteranno automaticamente nei percorsi educativo-formativi.

Bibliografia

L. Bravi, Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Milano, Unicopli, 2009.

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