L’antiziganismo nella politica italiana

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Di Camilla Bernardini

Eva Rizzin nel 2020 ha condotto un lavoro di ricerca riguardo le dichiarazioni razziste rilasciate da molti politici italiani e rappresentanti istituzionali. Successivamente insieme al suo gruppo di ricerca le ha analizzate con lo scopo di svelare da una parte le modalità di produzione di un linguaggio d’odio contro rom e sinti e dall’altra sottolineare il peso che hanno questi discorsi politici d’odio in termini di produzione e modellamento delle cornici interpretative e dei contenuti dibattuti sui media.

A titolo esemplificativo propongo la dichiarazione più recente analizzata, quella pronunciata da Matteo Salvini il 23 luglio 2019 e riportata dalla giornalista Annalisa Girardi nel sito di informazione Fanpage.it. La dichiarazione seguente è stata pronunciata nel comune di Bibbiano, dove si era recato il Ministro dell’Interno in occasione degli scandali per la questione degli affidi illeciti:

“Quando ho letto le ultime notizie ieri sera l’ho deciso, perché lo sentivo troppo forte: devo andare. Vi posso dare la mia parola che, rispettando il lavoro di chi sta indagando, non avrò pace finché l’ultimo bambino in Italia sottratto alle famiglie torni a casa da mamma e papà. Non mi interessa fare ragionamenti di politica o di partito, anche perché temo che con la commissione di inchiesta, schifezze, falsità, truffe emergeranno in altre città italiane”, ha continuato. Il vicepresidente leghista ha poi fatto un riferimento ai campi rom: “Ogni volta che vado in un campo rom mi chiedo perché non ci sia un tribunale di minori che vada a salvare quei bambini. Mi sono letto fascicoli di difficoltà economiche di genitori italiani che hanno perso il lavoro per problemi di qualche settimana a pagare le bollette, e lì i servizi sociali sono implacabili, mentre è normale che ci siano realtà in cui si educano i bambini di un anno al furto”.

In questo discorso vediamo come parlare dei rom è funzionale a costruire arbitrariamente due gruppi sociali in contrapposizione. I rom vengono deumanizzati, criminalizzati e contrapposti ai “genitori italiani” i quali si trovano in grave difficoltà di fronte ai servizi sociali che con loro sono implacabili. Non manca poi l’incitamento al razzismo istituzionale nell’espressione “ogni volta che vado in un campo rom mi chiedo perché non ci sia un tribunale di minori che vada a salvare quei bambini”. In questa dichiarazione, così come in molte altre, compare un classico meccanismo razzista: l’esistenza di un rapporto sociale asimmetrico caricato dall’enfatizzazione delle differenze, anche solo ipotizzate, a favore del gruppo più forte che in questo modo giustifica il suo potere e la sua aggressività verso l’altro gruppo.

Solitamente quello che i politici tentano di fare è attribuire la responsabilità di una condizione di disagio sociale al gruppo razzializzato che ne diventa il capro espiatorio. Eva Rizzin poi continua facendo un’analisi del peculiare linguaggio “antizingaro”. Il discorso articolato contro i rom è complesso perché vede la combinazione e sovrapposizione di diversi processi cognitivi e per questo è difficile da decodificare.

Questa ricerca è importante in quanto rapporto tra i rappresentanti politici, giornalismo e opinione pubblica è basato su una forte interdipendenza. È innegabile il peso che hanno e i personaggi istituzionali nel creare cornici interpretative, frame narrativi, categorizzazioni stereotipiche, fissazione del lessico; così come è innegabile il potere dei media nella co-produzione e amplificazione della diffusione di queste forme e contenuti culturali.

Sitografia

La produzione dell’antiziganismo nei discorsi dei politici dell’Italia contemporanea (riviste-clueb.online)

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