L’arte Rom come piattaforma di cambiamento sociale

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di Luna De Rosa

“Mnemosine”, Luna De Rosa – Performace – San Carporo, Milano, 2017

Negli ultimi anni l’interdisciplinare dibattito dell’arte e della vita dei Rom e dei Sinti in Europa si è fatto sempre più forte.

L’arte è sempre stata uno strumento per comunicare con il mondo esterno e per la comunità romanès lo è stato ancora di più.

Le arti e i manufatti sono stati il più grande potere politico dei Rom per combattere l’oppressione e ogni tipo di discriminazione. Inoltre, le arti Rom sono state uno dei più grandi valori riconosciuti anche dai non-Rom e continuano ad essere una delle nostre più̀ forti risorse in tutto il mondo.

L’arte contemporanea delle comunità̀ Rom mira a sensibilizzare e portare voce negli attuali discorsi pubblici in Europa, soprattutto in un’epoca come quella nostra, dove la storia diventa cronaca, ma non perché́ sia contemporanea, ma perché́ ci viene raccontata in tempo reale, con una sintassi tra realismo e fantasia. Il sistema mediatico ha compromesso la possibilità̀ di sedimentare una memoria storica, ha modificato l’immaginario, ha inghiottito i miti, aprendo nuovi scenari nella realtà̀, per così dire percepita.

È per questo che l’arte diventa un modo per affrontare l’urgenza di sfidare apertamente i malintesi, gli stereotipi e le controversie che circondano i nomi usati per rivolgersi ai Rom, così come la rilevanza del significato del termine ‘Rom’ e le ragioni della riluttanza a usarlo tra la popolazione non rom.

Secondo il filosofo Gilles Deleuze, il primo momento di dare / ricevere un nome è di per sé “il punto più alto della spersonalizzazione” perché è qui che si acquisisce la più intensa discernibilità nell’istantanea apprensione delle molteplicità che ci appartengono.

Com’è essere Rom?

Il Rom è davvero così diverso? E se è vero, cosa ha reso così difficile questa comunicazione e comprensione reciproca in termini storici e culturali?

Cosa significa appartenere all’etnia Rom ed essere chiamati con questo nome, e cosa veramente appartiene ai Rom e al semplice nome del popolo Rom in termini storici, culturali e socio-politici?

L’arte per cui diventa un modo per riflettere sull’urgenza di cercare di comprendere il complesso background storico, socio-politico e culturale che designa i Rom con un denominatore più generale e comune per diverse tradizioni, comunità e lingue (ad esempio Sinti, Kale, Manouches, Gitans, Gitanos e altre denominazioni legate ai Rom).

Quello dell’artista Rom è un modo di trovare e raccontare storie che ruotano attorno a eventi e circostanze nelle famiglie e nelle comunità Rom che ritraggono le qualità intriganti:saggezza,compassione e spiritualità, ma è anche quello di tracciare un’immagine dei Rom che di solito rimane invisibile perché non assomiglia allo sterotipo esistente.

Gli artisti Rom, così come le Romnja o come me, per metà Cage e per metà Rom, immaginano un’Europa in cui svelare le verità, a partire dall’auto-riparazione!

Mitigando le nozioni di tempo, spazio, natura e comunità, prendendo ispirazione dalle esperienze nate dal patrimonio e dai saperi Rom, tutti così strettamente connessi alla loro storia di sopravvivenza e resilienza, allo stesso tempo invitiamo alla partecipazione universale, al trasferimento transgenerazionale delle conoscenze.

Per cui non solo l’attivismo, ma anche l’arte dovrebbe essere, ed è, uno strumento nella lotta contro l’onnipresente antiziganismo.

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